Musica
Le 10 migliori entrance song WWE (da ascoltare anche se non ti piace il wrestling!)
Il wrestling moderno ha sempre vissuto di codici musicali tanto quanto di mosse spettacolari. Da decenni le entrance song contribuiscono a costruire la percezione del personaggio, tanto quanto una cintura o un promo ben riuscito. La nostra classifica delle dieci migliori theme song attualmente in uso vuole essere una fotografia del momento creativo che sta attraversando la federazione, dove la curatela musicale ha raggiunto livelli di sofisticazione altissimi.
Che criterio abbiamo usato? Certamente non ce la siamo sentiti di escludere la popolarità del wrestler, ma abbiamo tenuto conto in primis dell’efficacia della canzone nel definire un’identità, nel creare atmosfera, nel mandare in visibilio il pubblico.
Scopriamo insieme dieci brani, dieci ingressi, dieci modi diversi di stare su un palco che, prima di essere un ring, è uno spazio scenico.
10. “I Came To Play” degli Downstait | The Miz
Partiamo con I Came to Play dei Downstait, la theme song di Michael Mizanin, in arte The Miz. Il brano non è un capolavoro di produzione, ma funziona. Chitarre cariche di testosterone e un ritornello urlato (“I came to play / There’s a price to pay”) esprimono esattamente quello che Miz è diventato nel tempo: un performer consapevole, autoironico, che gioca col cliché della superstar.
I Downstait, la band che lo accompagna, hanno costruito una carriera parallela fornendo colonne sonore a diversi wrestler (non facciamo spoiler per ciò che arriverà più in là in classifica!). Ma qui il connubio è particolarmente riuscito: perché “I Came to Play” racconta non tanto la grandeur del personaggio quanto la sua ostinazione.
Dal punto di vista sonoro, il pezzo non si allontana troppo da certo post-grunge americano da metà classifica, con influenze che vanno da Breaking Benjamin ai Trapt. Ma è proprio quella sua natura un po’ derivativa a fare da specchio perfetto al personaggio: The Miz è, da sempre, una riflessione sul concetto stesso di “star”. E questo pezzo, volutamente sopra le righe, serve da cornice a un’entrata che ha il sapore di una standing ovation autoindotta.
9. “The Game” dei Motorhead | Triple H
La musica d’ingresso di Triple H è un caso emblematico di come una theme song possa fungere da strumento di legittimazione narrativa, al punto da sopravvivere alla carriera attiva dell’atleta e continuare a operare come marcatore simbolico. “The Game”, firmata dai Motörhead nel 2001, è un pezzo scritto su misura per lui da Lemmy Kilmister e compagni: adotta un registro heavy metal molto convenzionale per l’epoca, con metrica cadenzata e un’intonazione semi-parlata.
Niente virtuosismi o variazioni dinamiche: il brano si impone per ripetizione e per tono. Il testo è diretto, quasi rudimentale, e si basa su una serie di autoaffermazioni in prima persona: “I am control”, “I am the pain”, “I am the Game”.
A livello di ricezione, “The Game” ha ottenutoriconoscibilità anche al di fuori del contesto strettamente sportivo. Non tanto per la qualità musicale, quanto piuttosto per l’effetto cumulativo della sua esposizione nel tempo, e per il fatto di essere firmata da una band di rilievo storico come i Motörhead.
A distanza di oltre vent’anni, “The Game” continua a essere utilizzata nelle apparizioni pubbliche di Triple H, come colonna sonora del rappresentante dell’azienda, del responsabile creativo.
8. “The Time is Now” di John Cena | John Cena
The Time is Now ha una struttura narrativa sospesa, che si ripete da vent’anni identica a sé stessa mentre il mondo attorno cambia: cambiano i gusti del pubblico, cambia la compagnia, cambia persino l’uomo che la canta. John Cena ha composto il brano nel 2004 insieme al cugino Marc Predka (in arte Tha Trademarc), in un momento in cui il suo personaggio si muoveva ancora dentro i confini del rap.
Dal punto di vista musicale, il brano alterna suggestioni soul e hardcore rap. Il beat, prodotto da Jake One, nasce dalla combinazione di Ante Up dei M.O.P., Soul Sister, Brown Sugar di Sam & Dave, e una reinterpretazione orchestrale di The Night the Lights Went Out in Georgia, e ha finito per acquisire un’autonomia simbolica tale da trasformarsi in uno dei meme più persistenti di sempre, quello dell’“Unexpected John Cena”.
Nel 2025, John Cena ha interrotto ufficialmente il suo lungo regno da eroe, voltando le spalle al pubblico e diventando heel dopo oltre due decenni. L’alleanza con The Rock, la vittoria ai danni di Cody Rhodes, il record assoluto di 17 titoli mondiali: ogni passaggio recente ha spostato la sua figura in direzione di un’autorità fredda e cinica. Tuttavia la theme song è rimasta immutata.
7. “Just Close Your Eyes” degli Story of the Year | Christian
Una precisazione è d’obbligo: Christian Cage oggi non è parte della WWE, ma milita stabilmente in All Elite Wrestling, dove negli ultimi anni ha vissuto una seconda giovinezza. Eppure, nella scrittura di una classifica delle entrance theme più significative degli ultimi tempi non si può fare a meno di considerare eccezioni che trascendono i confini aziendali. “Just Close Your Eyes” è una di queste.
La canzone nasce in WWE e accompagna Christian in un periodo chiave della sua carriera, segnando il passaggio da spalla a figura autonoma, consapevole e ambiziosa. È una theme che, anche a distanza di anni, rimanda immediatamente al suo personaggio. Nel 2025, Cage è diventato altro, un Patriarca cinico e verboso che predica attraverso i promo più taglienti della sua carriera, ma la traccia emotiva lasciata da “Just Close Your Eyes” resta intatta.
6. “Demon in Your Dreams” dei Motionless In White | Rhea Ripley
C’è qualcosa di quasi letterario nella costruzione del personaggio di Rhea Ripley. Nata nel 1996 ad Adelaide, Australia, Demiti Bennett è oggi una delle figure più iconiche della divisione femminile WWE.
“Demon in Your Dreams” dei Motionless In White, la band metalcore di Scranton, la accompagna dal 2022, come estensione sonora perfetta del suo personaggio. La chitarra elettrica, le grida potenti, i versi (“I eat, sleep, bleed / the demons in your dreams”) fanno da sfondo a un’entità quasi mitologica.
Sul piano musicale, “Demon in Your Dreams” adotta il linguaggio tipico del metalcore: strofe serrate, ritornelli urlati, testi che evocano angoscia, possessione, dualità interiore. È un’estetica sonora che si sposa con quella visiva e narrativa del Judgment Day, la stable oscura con cui Ripley ha condiviso buona parte del suo percorso recente.
Il wrestling, nei suoi momenti migliori, è una forma di teatro corporeo. E Ripley ha capito come usare ogni mezzo (corpo, sguardo, voce, suono) per imprimere un’identità, così “Demon in Your Dreams” diviene il suo biglietto da visita sonoro ideale.
5. “This Fire” dei Killswitch Engage | CM Punk
Nella WWE degli anni Duemila, This Fire è stata una delle poche entrance theme a essere rimasta impressa per la coerenza simbolica con il personaggio che accompagnava. Quando CM Punk lasciò la WWE nel 2014, fu con questa canzone che attraversò la rampa per l’ultima volta.
Pur non essendo nata per il wrestling, This Fire dei Killswitch Engage ha finito per funzionare come colonna sonora di una stagione della carriera di Punk dominata dalla frizione. Era la theme di un wrestler che sfidava apertamente le strutture interne della compagnia, rifiutando il compromesso in favore di una linea personale spesso conflittuale.
4. “Cult of Personality” dei Living Colour | CM Punk
Il ritorno di CM Punk in WWE, avvenuto nel novembre 2023 dopo una parentesi in AEW conclusa tra polemiche e ambiguità narrative, è stato accompagnato da Cult of Personality dei Living Colour.
Originariamente pubblicata nel 1988, Cult of Personality è una canzone intrinsecamente politica ed è evidente guardandone i riferimenti testuali. Il concetto di “culto della personalità”, mutuato dalla riflessione post-staliniana dell’autorità carismatica, diventa chiave di lettura per figure pubbliche che riescono a farsi seguire ben oltre i contenuti che esprimono.
Che questa theme sia oggi riconosciuta come parte strutturale del suo ritorno ne conferma l’efficacia sia come pezzo rock sia come dispositivo discorsivo. A differenza della maggior parte delle entrance song, spesso confezionate su misura per accompagnare un personaggio, Cult of Personality precede Punk, ma è proprio nel loro incontro che ha trovato un contesto espressivo inatteso.
3. “Metalingus” degli Alter Bridge | Edge / Adam Copeland
Entrare in zona podio con Metalingus è una scelta inevitabile. Entrance theme che ha saputo attraversare così tante fasi di carriera restando sempre pertinente e credibile. Nata nel 2004 come traccia dell’album di debutto degli Alter Bridge (One Day Remains) e adottata quasi immediatamente da Edge come colonna sonora personale, Metalingus è diventata nel tempo un caso di simbiosi tra musica e wrestler.
L’identità musicale degli Alter Bridge, a metà strada tra hard rock tradizionale e metal moderno, ha sempre avuto un sapore transitorio, di genere in bilico. E proprio in questa sospensione risiede la sua efficacia come theme.
Oggi, anche dopo il passaggio di Adam Copeland in AEW, la memoria sonora che Metalingus attiva resta saldamente ancorata alla figura di Edge. Un repertorio emotivo sedimentato nella memoria collettiva di chi ha vissuto l’epoca d’oro della Ruthless Aggression e quella del ritorno in piena maturità, tra riconciliazioni simboliche e nuove crepe.
2. “Voices” dei Rev Theory | Randy Orton
È difficile immaginare Randy Orton senza Voices, tanto quanto è difficile immaginare Voices in un altro contesto che non sia l’ingresso lento, misurato e sinistro di The Viper. Questione di longevità (la theme accompagna Orton dal 2008) ma non solo: più probabilmente di aderenza psicologica tra canzone e personaggio. Il brano espone subito la natura disallineata di Orton: una figura ambigua, spinta all’azione da un ordine interiore che assume i tratti della paranoia o di una razionalità alternativa.
Il testo è saturo di diffidenza nei confronti delle istituzioni e riflette una visione del mondo filtrata attraverso un’irrequietezza morale non risolta. L’interpretazione vocale dei Rev Theory, con la voce ruvida e spezzata di Rich Luzzi, amplifica questa tensione.
Orton ha attraversato più di vent’anni di WWE, tra alleanze, tradimenti, infortuni e ritorni, eppure Voices è rimasta una costante. Il brano funziona per il giovane talento arrogante che vinse il titolo mondiale a 24 anni, per il killer spietato degli anni della Legacy, per il veterano scostante e cerebrale di oggi.
1. “Kingdom” dei Downstait | Cody Rhodes
Eccoci finalmente alla prima posizione, su cui non poteva non stazionare Kingdom dei Downstait, l’entrance song più amata dal pubblico WWE, scelta da Cody Rhodes nel 2016 quando lasciò la WWE per inseguire un sogno di riscatto. L’ha portata con sé ovunque: nelle federazioni indipendenti, in New Japan, nella AEW che ha contribuito a fondare, e infine nel suo ritorno trionfale in WWE nel 2022.
Il testo del brano è esplicito: “I’ll follow my own way / I’ve made my kingdom”, coerente con un Rhodes due volte campione indiscusso e protagonista assoluto della scena WWE. E se l’ingresso di Cody resta uno dei momenti più esplosivi di ogni evento, è proprio grazie a questa theme, per come sa unire narrazione, energia, riconoscibilità immediata e un raro senso di autenticità.
FAQ
Quando ci sarà la WWE in Italia nel 2025?
La WWE è tornata in Italia il 21 marzo 2025 con un evento di Friday Night SmackDown all’Unipol Arena di Bologna, nell’ambito del tour europeo “Road to WrestleMania – Europe 2025”. Si è trattato dell’unica data live ufficiale della WWE nel nostro Paese per l’anno in corso.
Chi ha vinto più volte il titolo WWE?
Il record assoluto appartiene a John Cena, che nel 2025 ha raggiunto quota 17 titoli mondiali, superando il primato storico di Ric Flair fermo a 16. La vittoria numero diciassette è arrivata a WrestleMania 41, in un match contro Cody Rhodes.
Chi è il campione WWE nel 2025?
Cody Rhodes è l’attuale detentore dell’Undisputed WWE Championship. Ha riconquistato il titolo il 3 agosto 2025, sconfiggendo John Cena in uno Street Fight a SummerSlam Night 2. Per quanto riguarda il World Heavyweight Championship, il titolo è tornato nelle mani di Seth Rollins a partire dal 2 agosto 2025.
Quando ritorna la WWE in Italia?
Dopo l’evento del 21 marzo 2025, la WWE dovrebbe tornare in Italia nel 2026, anche se al momento manca una conferma ufficiale. Le trattative per nuovi eventi live sul territorio sono però in corso e la possibilità di un grande ritorno appare concreta.
Chi è il wrestler più forte della storia?
Il dibattito resta aperto, ma alcuni nomi ritornano con frequenza. The Undertaker è spesso considerato il più iconico e longevo. Hulk Hogan ha segnato un’epoca tra anni ’80 e ’90. Ric Flair, Stone Cold Steve Austin, The Rock e John Cena hanno lasciato un’impronta storica, così come Brock Lesnar e Roman Reigns nelle generazioni più recenti. Non esiste un unico “più forte”, ma piuttosto una galleria di figure centrali nella storia della disciplina.